Riflessioni di una serata qualunque….o forse no.

So già che questo post non c’entra niente e che dovrei lasciare il precedente, quello che ho pubblicato domenica, per più tempo in vista perché molto probabilmente risulterà più interessante a chi vuole seguire un vero blog di make-up. Ma a volte mi viene un po’ da considerare questo blog un po’ come la versione evoluta del diario segreto con la copertina di Lupo Alberto e il finto lucchetto che chiunque poteva aprire che avevo da piccola. Dove scrivevo le cotte, le foto dei cantanti, le litigate con le mie coetanee, tutto ciò che mi passava per la testa. Forse è ancora un po’ così, l’unica differenza è che adesso posso parlare con voi. E anche se a volte mi vergogno a mettere in una rete immensa e inimmaginabile come internet tutti i miei pensieri, credo che sia bella l’opportunità che ci è stata data dalla tecnologia: quella di comunicare con persone che non ci hanno mai visto, che nemmeno sapevano che esistessimo, ma che provano le nostre stesse emozioni e vivono le nostre stesse esperienze. Oggi ero in palestra e mentre mi facevo la doccia (il mio classico momento catartico! XD) e chiudevo gli occhi per non fare entrare l’acqua nelle lenti a contatto, ho avuto una specie di epifania, come direbbe il buon vecchio James Joyce. Mi sentivo strana ultimamente, diversa. Ma non mi sono soffermata molto a pensarci, ad analizzare il perché. Vivevo e basta. Solita sveglia alle 6.40, colazione con cereali e caffellatte, i soliti epiteti affettuosi a chi per strada fa i 40 mentre io ho sempre fretta, lavoro, fidanzato e poche altre cose. Solito tram tram. Eppure dentro di me è cambiato qualcosa. Credo che ognuna di noi ha un momento nella vita in cui da “essere di sesso femminile” comincia a sentire di essere diventata una donna. C’è chi lo sente con le prime mestruazioni, chi al primo bacio, chi quando perde la verginità. O comunque, anche se non è legato a degli aspetti puramente “fisici”, c’è un momento in cui ognuna di noi sente che è cambiato qualcosa dentro. Io ho 28 anni ma diciamo che non sono mai stata una che ha “bruciato le tappe”. In molti aspetti sentivo che ero ancora quella bambina che si era tagliata i lunghi capelli che arrivavano sotto il fondoschiena (sì, erano lunghissimi!) per non essere più quella “diversa” della classe, o che si metteva a piangere e si chiudeva a riccio se qualcuno la trattava male. Per anni ho lasciato che le mie insicurezze mi bloccassero, involontariamente, era più forte di me. Arrivava una difficoltà, una cosa che non mi sentivo all’altezza di fare e la mia prima reazione era chiudermi a riccio e sfogare l’ansia con le lacrime. Poi capivo che potevo farcela e alla fine lo facevo, ma arrivare a capirlo era dura, ci voleva tutto un lavoro psicologico che dovevo intraprendere ogni volta con fatica. E così sono arrivata ai 28 anni. Una donna all’anagrafe e fisicamente, ma con tanti aspetti infantili dentro. Finché un mese fa ho iniziato un nuovo lavoro. L’ansia si è ripresentata come quella vecchia bottiglia di scotch che nascondi nell’armadio anche se ti sei ripromessa di non bere più. Ma stavolta sento che c’è qualcosa di diverso. In quest’ultimo mese mi sono fatta travolgere dalla frenesia delle mille cose da imparare, dei nomi dei colleghi da ricordare, degli orari e i ritmi nuovi e del cambiamento a cui devo abituarmi, ma non mi sono ancora fermata a guardarmi dentro, a capire come sto. Finora sono stata come immersa in una boccia per i pesci. Tutto sembra enorme e frenetico fuori, io giro in tondo lì dentro per stare al passo del mondo esterno, ogni tanto esco per respirare ma ho bisogno dell’acqua, mi sento protetta così. Oggi invece è successa una piccola cosa a cui non ho fatto caso subito, ma che ha cambiato tutto. Dovete sapere che, pur essendo laureata in lingue ho un terrore, dovuto alla mia timidezza: fare le telefonate commerciali in inglese. Capite bene che per fare il commerciale estero se non te la senti di fare le telefonate in lingua è meglio che cambi mestiere!. Ma ho paura di fare brutte figure davanti ai colleghi, di non sapere cosa dire, di non sapere chi risponderà e cosa mi chiederà. Oggi senza pensarci mi sono offerta di fare una telefonata, per aiutare un mio collega che non parla inglese. Vi sembrerà una cavolata, e probabilmente lo è, ma per me averlo fatto spontaneamente e senza essere costretta è stata una rivelazione. In questi giorni mi sono accorta che ogni volta che ho timore di fare qualcosa, che non me la sento e mi chiuderei a riccio perché i miei colleghi sono troppo bravi, e non arriverò mai a quel livello e bla bla bla, sento che c’è una vocina dentro di me che mi dice “forza, tu non sei da meno. Puoi farcela”. Così l’ho capito, l’ho sentito per la prima volta. Sono diventata una donna. Sento che sto diventando forse un po’ meno sognatrice ma un po’ più pratica, un po’ meno ribelle e insoddisfatta ma più tenace e caparbia. Questo lavoro non è ciò che avevo immaginato per il futuro, sicuramente, mi sono sempre vista a fare cose creative. Ma per la prima volta nella mia vita sento che ho preso una strada, che non sto andando a caso. Dove mi porterà non lo so, so solo che ho imparato, e quella vocina me l’ha mostrato oggi, che la mia testa non creerà più ostacoli di quelli che la vita ti pone davanti, ma d’ora in poi mi aiuterà a buttarli giù. Come una vera donna.

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