Dignità e under 30….due parole compatibili o no?

Di solito non amo parlare qui sul blog di questioni personali. Preferisco tenere la mia “io” reale nascosta e far parlare il mio alter ego di cose leggere e allegre. Ho aperto questo blog per farlo diventare il mio angolo felice, per distrarmi e pensare solo a cose belle. Ma ci sono cose che non si possono tacere, non più. Voglio parlarne perché se qualcuna di voi si trova in questa situazione (spero nessuna) deve reagire, non deve più abbassare la testa e dire “pazienza, va così”. Se vogliamo che qualcosa cambi, o almeno che la nostra dignità non venga più calpestata, dobbiamo alzarla la testa. Ieri mi sono licenziata. “Sei pazza, con la crisi che c’è?” Direte. Beh, in effetti dopo il “senso di onnipotenza” che ho provato ieri per aver avuto il coraggio per la prima volta nella mia vita di farlo oggi lo sto pensando, di essere pazza. Ma ho capito che c’è una cosa che mi rimane e che è solo mia, solo io posso custodirla e ho il dovere di farlo: la mia dignità. Ho iniziato lunedì questo tirocinio in uno studio legale (ho 28 anni, mi sono laureata 3 anni fa e sto ancora a fare i tirocini, vabbé) senza sapere che orari avrei fatto, se sarebbe stato retribuito o meno e quanto sarebbe durato. Sapevo soltanto che c’era una settimana di prova (gratis) e che poi boh, forse se ne sarebbe parlato se la superavo. Non ho chiesto nulla (anche se forse era il mio diritto saperlo) perché mi hanno sempre detto (e ho visto gente che è stata scartata nei colloqui perché lo chiedeva) che non si deve mai parlare di soldi né del “dopo” durante un colloquio. Vi dico soltanto che dopo due giorni in cui sono stata trattata peggio di una scimmia in un circo e sgridata persino perché ho mangiato un biscotto mentre lavoravo a metà mattinata, ieri sera ho avuto uno di quei 5 minuti di follia irresponsabile che ogni tanto si hanno nella vita e mi sono licenziata. Sul momento non ci volevo credere nemmeno io alle parole che erano uscite dalla mia bocca “sono una persona educata, mi sono impegnata al massimo e non merito di essere trattata così”. Mi sgridavo, dicevo “ecco, adesso sei di nuovo disoccupata”. Ma poi ho capito che nella mia lunga storia di persona con un’autostima pari ai capelli veri di Berlusconi, per la prima volta ho fatto un gesto di amore per me stessa. Viene però da chiedersi: quando è successo che noi giovani, con o senza laurea tanto ormai siamo tutti nella stessa barca, siamo diventati dei sacchi da pugile umani? Che qualsiasi datore di lavoro può venire e dare un pugno ogni tanto, giusto per sfogarsi?. E com’è possibile che ogni volta nella loro testa scatta sempre il meccanismo under 30= essere facilmente sfruttabile?. Io fino a ieri sono sempre stata l’esempio della pedina che nutre un sistema corrotto. Abbassare la testa, dire a me stessa “devi resistere”, “stai imparando qualcosa almeno”, “devi fare la gavetta”. Ma questa manipolazione mentale che facciamo a noi stesse per giustificare il fatto di aver accettato delle condizioni di lavoro assurde, non fanno altro che alimentare un sistema che sarà sempre più malato e schiavista. Una cosa è dover imparare, avere poca esperienza e ovviamente per questo non poter aspirare a lavori super fighi per il momento. E ci sta, è nell’ordine delle cose da sempre ed è giusto così. Ma un’altra cosa ben più diversa è essere trattati come degli schiavi (e sono sempre più convinta che lo stagista è lo schiavo moderno), essere umiliati e considerati inferiori solo perché dobbiamo ancora imparare. Non dimentichiamo mai che c’è differenza tra queste due cose. Molta differenza. Oggi stiamo perdendo il concetto di dignità, di valore dell’essere umano. Ieri, appoggiando le chiavi sul tavolo della titolare e andandomene ho sentito che per la prima volta scoprivo cos’è la dignità. La sentivo dentro che ruggiva. Forse non combinerò mai nulla nella mia vita, ma ieri ho scoperto cos’è davvero la dignità e non l’abbandonerò più. Non permetterò più che nessuno la calpesti o mi faccia credere di non averla. Non giudico nessuno, so che quando si devono pagare bollette e affitto o si ha una famiglia a carico si abbassa la testa a priori e di certo non intendo con questo post criticare chi lo fa perché l’ho fatto anch’io finora. Però se ne avete la possibilità, se non avete nessuno a carico e dovete rispondere solo a voi stesse, dite di NO. Cominciamo a spezzare questa catena maledetta, cominciamo a far capire a queste persone che non definisco per non cadere nel volgare che essere giovane non vuol dire essere una tabula rasa di cui loro possono servirsi a piacimento. Ognuna di noi ha un bagaglio di esperienze, di conoscenze, di sacrifici che hanno un valore. Dobbiamo essere noi stesse prima di tutto a riconoscerle, senza farci influenzare da chi ci dice che “dobbiamo imparare tutto da zero” e quindi va bene lavorare 50.000 ore con una paga ridicola, beccarsi gli scazzi di chiunque e sognarsi di notte cose come contributi, malattia e (possibilmente) ferie. E se dire di no non funzionasse perché poi non cambia nulla lo stesso in questo paese, almeno vi sentirete in pace con voi stesse. Che non è poco. Scusate lo sfogo ma davvero, avevo bisogno di dirle queste cose. Potrebbe essere considerato un post leggermente politico ma in realtà non lo è perché io sono apolitica. La dignità, i diritti dei lavoratori, non dovrebbero avere un colore, un partito né una bandiera. Dovrebbero essere universalmente riconosciuti, dovrebbe essere un dato di fatto come dire che una ragazza dal sottotono giallo non può usare un fondotinta con sottotono rosa, ecco. E invece stiamo ancora qua, con quelli che ci dovrebbero difendere che fanno finta di stare facendo qualcosa per noi. Eppure a noi nel nostro piccolo è rimasto qualcosa, una parola che può cambiare di certo non il mondo ma sicuramente l’immagine che abbiamo di noi stesse: NO. Nessun ombretto, rossetto o fondotinta può rendere più bella una donna che si sente già sicura di se stessa.

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12 thoughts on “Dignità e under 30….due parole compatibili o no?

  1. Ciao! La tua storia mi ha molto toccata anche perché pure a me in passato è capitato di dover abbassare la testa ed essere sottoposta ad orari di lavoro disumani. Il giorno che ho detto basta e mi sono licenziata avevo le tue stesse paure. Poi per fortuna dopo qualche tempo mi è capitata una occasione di lavoro diversa e stavo così bene che mi sono data della stupida per mesi perché non avevo detto basta prima.. semplicemente pensavo di non avere alternative. Ti auguro che la tua occasione di aspetti dietro l’angolo. In bocca al lupo. Un abbraccio!! Claudia

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    • Ciao Claudia, ti ringrazio tantissimo per il tuo commento e il tuo incoraggiamento. Spero davvero di trovare un lavoro vero prima o poi, non una forma surrogata di sfruttamento! Nel frattempo ci siete voi a farmi sperare e a tenermi su, con i vostri commenti e il vostro affetto. Grazie!!! Ti mando un bacione! ❤

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  2. E’ un discorso che apre una miriade di riflessioni. Da una parte il datore ha il coltello dalla parte del manico, e ciò genera una lotta tra poveri senza precedenti, per un posto che sia di stagista, tirocinante (per i quali esiste una regolamentazione enormemente lacunosa). Dall’altra vedo lavoratori ipetutelati che fanno i porci comodi senza rispetto per chi invece un posto di lavoro non lo ha, se lo sogna e lo onorerebbe davvero. E’ un mix fra la nostra cultura italiota insitamente fancazzista (non prendiamoci in giro, la voglia di lavorare non è mai stata il nostro forte, anche se suona come un luogo comune) ed un impianto legislativo che cerca di scimmiottare quello di altri paesi che hanno un mercato del lavoro sano (cosa che qui da noi fra raccomandazioni, costo del lavoro esagerato per le aziende etc ci sogniamo). Oltre ad una crisi che ormai è dal 2011 che ci attanaglia! Alla fine devi rispondere solo alla tua coscienza ed alla tua dignità, se ora ti senti bene, hai fatto la scelta per te più giusta e non devi rendere conto a nessuno:)

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    • Hai ragione, c’è troppa gente che ha un contratto a tempo indeterminato e non capisce la fortuna che ha. Anzi, se ne approfitta grattandosi a quattro mani. Quindi ovviamente non sempre si può dire “è colpa dell’imprenditore”. Però come dici tu ci sono troppe cose che non vanno qui in Italia e me ne andrei subito, se non fosse che faccio fatica anche solo a pensare di mollare gli affetti. L’ho già fatto una volta ed è stata molto dura. Anche qui si possono aprire mille riflessioni, ma credo che sia più che altro una questione di carattere. Grazie mille per il tuo commento e fattelo dire, il tuo post su Ember usato come blush è proprio figo! 😉

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  3. Io rientro nella sfera dei “fortunati” con un contratto a tempo indeterminato nonostante la mia giovane età. Ammetto, non è il lavoro che ho sempre sognato e che mi fa sentire gratificata, completa e appagata, ma purtroppo il periodo attuale non mi permette di prendere e mollare tutto. Un contratto c’è, datore di lavoro meraviglioso, onesto e corretto, colleghe un pò così, ma forse sarebbe anche chiedere troppo. Per ora va così, poi chissà. Immagino tu sarai stata in un certo senso portata a prendere la tua decisione (tecnica usata spesso dai datori di lavoro, volta al fine di sfruttare il massimo dovendo dare in cambio il minimo). Ti auguro un grande in bocca al lupo!
    Life, Laugh, Love and Lulu

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    • Capisco anche te, a volte ci tocca accontentarci e accantonare un attimo le nostre passioni in cambio della stabilità economica. Mi sono trovata anche in questa situazione (contratto a tempo indeterminato ma poi l’azienda è andata praticamente in fallimento, quindi a casa) e ti posso comprendere benissimo, nel tuo caso puoi sempre mettere da parte un po’ di soldi e continuare a sognare, chissà, magari quando passerà la crisi potrai davvero cambiare lavoro e realizzarti. Grazie mille per il tuo incoraggiamento, e grazie per aver scritto!! ❤ un bacione!

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  5. Condivido molto di quello che hai scritto, soprattutto un pensiero: se non si hanno persone a carico o bollette da pagare allora è giusto far valere la propria dignità e i propri diritti. Io ti dico che sono una che dice spesso no, se devo essere sfruttata, sottopagata e mal trattata preferisco starmene a casa perchè grazie al cielo mangio comunque e non mi mantiene nessuno. C’è troppa gente che dice di sì e questo crea un circolo vizioso dove ai lavoratori viene offerto sempre meno perchè tanto c’è sempre chi si accontenta di condizioni ancora più misere. A me tutto questo proprio non va giù e mi ribello!

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    • Non giudico nessuno nel mio post perché se io avessi una famiglia da mantenere e bollette da pagare a fine mese abbasserei la testa purtroppo, è inevitabile. Ma finché possiamo farlo dobbiamo ribellarci, altrimenti non cambierà mai niente!! Grazie per il commento cara, spesso questi miei post un po’ più personali e intimi non riscuotono molto successo e mi dispiace un po’ perché ci tengo a questi discorsi! 🙂

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